Germania: il socialismo e la lotta contro la chiusura di GM-Opel

Dietmar Gaisenkersting
5 agosto 2013

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 29 luglio 2013

I circa 3.300 lavoratori dello stabilimento Opel di Bochum stanno vivendo un’esperienza politica che è di grande importanza per tutta la classe lavoratrice.?Per difendere i posti di lavoro è diventato necessario iniziare una lotta senza compromessi contro i sindacati, rompere con il Partito Socialdemocratico (SPD) e il Die Linke (Partito della Sinistra o PS) e costruire un nuovo partito rivoluzionario.

Bochum è un’avvisaglia di ciò che ci aspetta. In Germania, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, un intero stabilimento di produzione di automobili viene chiuso. La gestione internazionale della società General Motors di Detroit e i direttori della Opel di Rüsselsheim stanno lavorando in stretta collaborazione con il sindacato IG Metall e i comitati aziendali. I dettagli della chiusura dello stabilimento sono stati elaborati nella sede di IG Metall a Francoforte.

Un anno fa, il capo della IG Metall, Berthold Huber, insieme con il capo del consiglio centrale di fabbrica della Opel, Dr. Wolfgang Schäfer-Klug, aveva presentato il cosiddetto Piano Germania. Il piano del sindacato stesso, per la riorganizzazione della Opel, dichiarava che tutto doveva essere fatto per raggiungere “un rafforzamento del marchio Opel.” Il “Piano Germania” della IG Metall conteneva misure di razionalizzazione senza precedenti, tra le quali la distruzione di posti di lavoro, tagli alla spesa sociale e riduzioni salariali.

Gli amministratori della società accolsero favorevolmente l’iniziativa, ma esigevano ancora più tagli e la chiusura di uno degli stabilimenti aziendali. La scelta di quale stabilimento chiudere fu discussa in stretto contatto con le organizzazioni sindacali. ?La leadership della IG Metall aveva suggerito Bochum. I combattivi lavoratori della città nella regione Ruhr, che avevano già portato avanti diversi attacchi contro la volontà dei sindacati, venivano visti da lungo tempo come una “spina nel fianco” del sindacato. ?La chiusura dello stabilimento di Bochum aveva lo scopo di spezzare la resistenza dei lavoratori del settore auto e di far passare una massiccia riduzione di costi e la distruzione di posti di lavoro presso altri impianti, così come nel settore dei fornitori e al di là.

Dopo aver raggiunto la decisione di chiudere lo stabilimento, l’IG Metall ha organizzato l’isolamento sistematico della forza lavoro a Bochum. Questo era lo scopo del “Master Contract”. ?Ai dipendenti Opel di altri stabilimenti erano state fatte vaghe promesse di investimenti futuri, per garantire il loro sostegno a un accordo salariale tutto imperniato sulla chiusura dello stabilimento di Bochum.

Quando i lavoratori di Bochum hanno rifiutato di accettare questo, furono denunciati e attaccati dai funzionari della IG Metall e dai capi dei comitati aziendali delle altre fabbriche. Come punizione, la chiusura è stata anticipata alla fine del prossimo anno.

Il consiglio di fabbrica di Bochum e il suo presidente, Rainer Einenkel, dietro le quinte di quell’accordo, hanno sostenuto un ruolo particolarmente ripugnante. Einenkel finse la volontà di sostenere la lotta, ma ha sempre cercato di smobilitare i lavoratori, criticando chi voleva combattere come “teste calde”, che mettevano in pericolo la discussione di un “piano sociale” (vale a dire: le misure per attenuare l’impatto della chiusura), allo stesso tempo sopprimendo ogni autentica resistenza. Il Die Linke (PS) sostenne Einenkel, che è un membro del partito, e l’SPD ha sostenuto l’attività del sindacato.

I lavoratori GM-Opel di Bochum affrontano una vera e propria cospirazione fra gestione aziendale, sindacato e consiglio di fabbrica, sostenuta da tutti i partiti politici ufficiali. Per combattere questo, è necessaria un’ottica politica che rifiuti la logica del capitalismo e adotti un programma socialista.

Questo è il significato della campagna elettorale del PSG (Partito dell’Eguaglianza Socialista). Come candidato per il PSG, mi appello a tutti i lavoratori di Opel, agli altri lavoratori e ai giovani che non sono disposti ad accettare senza combattere l’eliminazione di posti di lavoro e le condizioni di base della vita di migliaia di famiglie.

Gli eventi di Bochum devono essere compresi nel loro contesto sociale più ampio. Io respingo decisamente la deprimente dichiarazione del consiglio di fabbrica che nulla può essere fatto, di fronte alla crisi economica internazionale e al suo impatto sul settore auto, se non chiedere l’elemosina nelle trattative circa un “piano sociale”.

I lavoratori della Opel non sono i soli. Tutt’altro! In tutto il mondo, milioni di lavoratori affrontano gli stessi problemi. La chiusura dello stabilimento Opel di Bochum fa parte di una contro-rivoluzione sociale, in atto proprio ora e imposta in tutta Europa e in tutto il mondo. La reggente aristocrazia finanziaria e il governo tedesco stanno usando la crisi economica globale per annullare tutte le concessioni sociali che avevano dovuto accettare nel dopoguerra, perché allora esisteva l’Unione Sovietica.

Coloro che vogliono sapere dove questo viaggio porta dovrebbero guardare a Detroit. Nella ex “capitale dell’automobile del mondo”, la piena portata del declino e del fallimento del capitalismo sono chiari. Il direttore finanziario della città, che nessuno ha eletto, in questi ultimi giorni ha chiesto che la città dichiari bancarotta, al fine di garantire che i miliardi di dollari di debiti della città vadano alle grandi banche e agli speculatori finanziari. Le leggi fallimentari annullano i diritti contrattuali, i contratti salariali vengono dichiarati invalidi, le prestazioni pensionistiche e sanitarie sono ridotte o messe in dubbio interamente. I servizi pubblici, dall’illuminazione stradale al trattamento delle acque, la fornitura di energia, i trasporti pubblici, così come lo Zoo di Detroit possono essere privatizzati. La famosa collezione d’arte del Detroit Institute of Arts è minacciata di essere svenduta.

Il declino storico della città americana dell’automobile è strettamente connesso alla trasformazione del sindacato United Auto Workers (UAW). Per più di tre decenni, il sindacato ha soppresso ogni lotta dei metalmeccanici. Ha creato le condizioni per la deindustrializzazione sistematica della città e aperto la strada agli speculatori per lasciarli saccheggiare le risorse del comune e dirigerlo verso la bancarotta. Alla General Motors, il sindacato ha lavorato a stretto contatto con il management aziendale e il governo per tagliare a metà i salari dei nuovi assunti e per eliminare i programmi sociali.

Anche a Bochum la trasformazione del sindacato IG Metall è palpabile. Come altrove, il sindacato ha risposto alla crisi economica globale trasformandosi in una agenzia di consulenza di gestione del governo. L’IG Metall non ha mai messo in discussione i resoconti dei media sull’incasso di € 460.000.000 all’anno dai suoi membri e ha un patrimonio stimato a € 2.000.000.000 a sua disposizione. Questo capitale viene sempre più investito in azioni di altre società, trasformando il sindacato stesso in una compagnia orientata al profitto.

Circa 1.700 rappresentanti della IG Metall siedono nei consigli di amministrazione di diverse società, dove percepiscono lauti stipendi e si fondono con la direzione. Per difendere il loro status sociale privilegiato, questi funzionari sindacali affrontano la classe lavoratrice con malcelata ostilità. Aizzano i lavoratori in ogni sede gli uni contro gli altri e utilizzano l’apparato sindacale per reprimere ogni opposizione, non appena questa si presenti.

Bochum e Detroit, così come molte altre città, dimostrano che la difesa dei posti di lavoro richiede una ribellione contro i sindacati. Questo rende necessaria anche la lotta politica contro l’SPD e il Die Linke (Partito di Sinistra), dal momento che queste organizzazioni difendono il sistema del profitto capitalistico e i dettami di austerità dell’Unione Europea (UE).

La distruzione del settore auto è inseparabile dalle radicali misure di austerità della UE, che stanno distruggendo le condizioni di vita della classe lavoratrice in Grecia, Portogallo, Spagna e molti altri paesi. I salari dei lavoratori sono stati tagliati, programmi sociali eliminati, ed è stato creato un imponente esercito di lavoratori disoccupati, mentre i mercati azionari salgono, il patrimonio dei super-ricchi cresce e gli stipendi e bonus dei dirigenti esplodono.

Ampie fasce della popolazione non possono più permettersi una macchina a causa delle misure di austerità. Nel giro di un anno, il numero dei nuovi acquisti di macchine è sceso del 37 per cento in Spagna, del 26 per cento in Italia e del 18 per cento in Francia.

In queste condizioni, i posti di lavoro nel settore auto possono essere difesi solo nel quadro di un programma socialista, che ha come obiettivo l’abolizione del sistema capitalistico.

Il PSG chiama tutti i lavoratori a combattere contro la chiusura di Bochum e a preparare uno sciopero di occupazione. La difesa dei posti di lavoro non deve essere subordinata alla competitività fra differenti stabilimenti o alla situazione finanziaria della società. Un lavoro ben pagato è un diritto di base non negoziabile, che deve essere difeso in ogni circostanza.

Le aziende dell’automobile, come altre grandi aziende, le banche e le grandi concentrazioni di ricchezza, devono essere nazionalizzate e trasformate in programmi di utilità sociale, da controllare democraticamente. Su questa base la vita economica può essere completamente riorganizzata, in modo che soddisfi le esigenze dei lavoratori e la società nel suo complesso, e non le esigenze di profitto dei miliardari, delle banche e di altri speculatori. La difesa di tutti gli stabilimenti e posti di lavoro ne è un prerequisito.

La dichiarazione elettorale del PSG dice chiaramente: “Il capitalismo non può essere riformato. Tutti i tentativi di superare la crisi e affrontare i pressanti problemi sociali falliscono a causa della proprietà privata dei mezzi di produzione, la crisi del sistema stato-nazione, l’anarchia del mercato capitalistico, le esigenze economiche del sistema del profitto e non da ultimo l’insaziabile avidità della classe dirigente. Non un solo problema sociale può essere risolto senza rompere il potere dell’oligarchia finanziaria ”.

È necessario vedere la lotta di Bochum come il primo passo nella mobilitazione della classe lavoratrice contro la politica capitalista di tutti i partiti parlamentari, i sindacati e i consigli di fabbrica, e organizzarsi di conseguenza.

Il PSG propone la costruzione di comitati d’azione nelle fabbriche e nelle comunità locali, per organizzare la lotta contro la chiusura di stabilimenti, licenziamenti e tagli sociali, e costruire forti legami con i lavoratori in altre città e paesi.

La preparazione più importante per le inevitabili lotte di classe che ci aspettano è la costruzione del Partito dell’Eguaglianza Socialista.