Ennio Morricone, tra i più grandi compositori per il cinema, è morto a 91 anni

Marc Wells
8 luglio 2020

Nell'amore come nell'arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l'intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata... Io penso che, quando fra cento, duecento anni, vorranno capire com'eravamo, è proprio grazie alla musica da film, che lo scopriranno.—Ennio Morricone

Ennio Morricone, uno dei più grandi compositori cinematografici di tutti i tempi, sarà senza dubbio compianto da milioni di persone in tutto il mondo. I suoi temi emotivi, evocativi e ricchi di colore hanno dato vita a innumerevoli film durante una prolifica e unica carriera musicale durata più di 70 anni. Il Maestro è morto lunedì a Roma, a 91 anni, a causa di conseguenze di una caduta.

Morricone ha composto le partiture di 70 film premiati. Più di 70 milioni di registrazioni della sua musica erano state vendute entro il 2016. Inizialmente si identificava in particolare con i film di Sergio Leone, ma ha poi lavorato con molti altri registi, tra cui Pier Paolo Pasolini, Gillo Pontecorvo, Marco Bellocchio, Dario Argento, Don Siegel, John Boorman, Terrence Malick, Samuel Fuller, Roman Polanski, Pedro Almodóvar, Margarethe von Trotta, Barry Levinson, Mike Nichols, Oliver Stone, Warren Beatty e molti altri.

Ennio Morricone, 2007 (credito foto—Oliver Strecker)

Si può sostenere che la morte di Morricone pone fine alla Golden Age della musica del cinema italiano. Tra le sue numerose onorificenze e i suoi successi ci sono il Premio Onorario della Oscar Academy nel 2007 (assegnato a due soli compositori dal 1928), sei nomination all'Oscar e una vittoria (nel 2016), tre Grammy Awards, tre Golden Globes, sei BAFTA, undici Nastro d'Argento (premio annuale del cinema italiano), dieci David di Donatello (altro premio annuale del cinema italiano), il Leone d'Oro Onorario (Festival del Cinema di Venezia), il Premio Polar Music Prize (premio internazionale svedese di musica) e due European Film Awards.

La musica di Morricone è radicata nella coscienza di un pubblico globale. Ha accompagnato e scandito la vita e le esperienze di intere generazioni, dall'immediato dopoguerra al giorno della sua morte. Come tale, è stata al tempo stesso il prodotto di un periodo storico in cui il cinema italiano ha prodotto opere significative.

Nato a Roma nel 1928 durante l'era mussoliniana e fascista, Morricone maturò musicalmente in un momento in cui i cineasti italiani stavano definendo e sviluppando una nuova tendenza: il neorealismo. A partire dalla metà degli anni Quaranta, registi come Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica e Giuseppe De Santis puntavano molto sulla classe lavoratrice e sui poveri.

La sensibilità umanitaria divenne una necessità artistica dopo due decenni di orrore fascista e di guerra imperialista. Questa qualità ha avuto un profondo impatto sulla coscienza creativa del compositore e si trova al centro delle sue melodie, che rivelano l'empatia umana di Morricone.

La creatività di Morricone spazia dalla musica da film alla musica classica a quella popolare. A partire dal 1946 scrisse importanti brani classici contemporanei, tra cui quattro concerti, un'opera lirica e numerose composizioni da camera e corali. Non c'è dubbio che le sue capacità tecniche fossero notevoli. Alla fine, ha composto più di 100 brani classici.

Bulworth (1998)

Tuttavia, le sue composizioni classiche non hanno mai raggiunto il livello di popolarità e di riconoscimento che le sue colonne sonore e la sua musica popolare hanno raggiunto, con grande disappunto da parte sua. Morricone, come molti altri compositori che hanno ottenuto un immenso successo nell’ambito della musica popolare - Leonard Bernstein viene in mente - si sentiva obbligato a dimostrare di poter produrre opere che la critica musicale avrebbe accettato come “musica seria”. Il problema che Morricone (e Bernstein) si trovavano ad affrontare era che le qualità stesse che rendevano la loro musica così popolare - un’intensa empatia emotiva che trovava una magnifica espressione melodica - non erano di alcun interesse per la critica accademica. Così la musica “seria” di Morricone (come quella di Bernstein), per quanto tecnicamente brillante, fu accolta favorevolmente dalla critica, ma mancava della voce distintiva che attirava milioni di persone.

C’è un’altra questione. L’ispirazione arriva in forme diverse e l’arte visiva (il cinema in particolare) può certamente essere una grande fonte. In assenza di tali stimoli, un compositore può spesso avere difficoltà a trovare una narrativa pienamente ispiratrice. In altre parole, musicalmente ed emotivamente, commentare un film può essere per alcuni un compito più congeniale che dare espressione musicale a una realtà più astrattamente concepita. Questo, tuttavia, non toglie nulla alle conquiste di Morricone nella musica da film. Egli, più brillantemente anche dei suoi più grandi contemporanei (Nino Rota e Elmer Bernstein), è stato in grado di sviluppare materiale tematico e idee melodiche che hanno colto l’essenza emotiva di una situazione drammatica presentata visivamente.

La prima partitura cinematografica accreditata al Maestro fu il film di Luciano Salce intitolato Il Federale, nel 1961. Questo fu l’inizio della sua impresa artistica di maggior successo. Morricone può contare alla fine più di 500 crediti cinematografici e televisivi, una cifra che indica un altro aspetto del suo talento: la sua sorprendente produttività.

La melodia è sempre stata la caratteristica principale delle sue composizioni. Si è spesso colpiti, nella musica di Morricone, dalla sua “voce”, quella caratteristica voce (o suono) di Morricone che ha la capacità unica di attingere a una sensibilità universale. Infatti, il suo dono per temi e motivi (Per Un Pugno Di Dollari, Il Buono Il Brutto Il Cattivo) ha spesso reso grandi alcune esperienze cinematografiche decenti o addirittura mediocri, al punto che la musica trascende i film e il pubblico spesso li ricorda per la musica.

Indubbiamente la collaborazione di Morricone con Leone, il leggendario regista del Western italiano, ha rappresentato un punto di svolta nella sua carriera e ha contribuito a produrre una serie di film di fama internazionale. La “Trilogia dei Dollari” – Per Un Pugno Di Dollari (1964), Per Qualche Dollaro In Più (1966) e Il Buono Il Brutto Il Cattivo (1966) - e Cera Una Volta Il West (1968) definiscono il genere e raggiungono un’enorme popolarità. Un elemento distintivo era la musica e l’uso di strumenti unici, tra cui il fischio umano.

Cinema Paradiso (1988)

La forza del talento di Morricone non si limitava infatti alla profondità delle sue colonne sonore, ma si esprimeva anche nei colori, nella versatilità e persino nell’elemento comico che contribuivano. C’è grande umorismo, ironia e pathos nei suoi motivi western, che hanno avuto la capacità di elevare film a basso budget al livello di riconoscimento mondiale. In effetti, non è insolito che i compositori siano al massimo della loro espressività in condizioni di ristrettezze economiche.

La collaborazione con Leone è durata fino alla morte del regista nel 1989. Il loro progetto finale è stato Cera Una Volta In America (1984), il cui tema e la cui colonna sonora creano una rappresentazione sonora unica e memorabile di un periodo complesso della storia degli Stati Uniti.

Come già detto, Morricone ha sviluppato importanti collaborazioni artistiche con altri importanti registi, tra cui Bernardo Bertolucci, Pasolini, Pontecorvo e Sergio Corbucci. Alcuni di questi film contengono una grande quantità di commenti politici o sociali, come Prima della Rivoluzione di Bertolucci (1964) e Novecento (1976), Uccellacci e Uccellini di Pasolini (1966), la storica Battaglia di Algeri di Pontecorvo (1966) e Sacco e Vanzetti (1971) di Giuliano Montaldo.

Sebbene Morricone sia rimasto volutamente fuori dalla sfera della politica progressista e abbia sostenuto la Democrazia Cristiana (poi Partito Democratico), non c’è dubbio che l’atmosfera sociale degli anni Sessanta e Settanta, soprattutto tra gli strati artistici, abbia avuto un impatto sostanziale sulla sua sensibilità creativa.

La sua capacità musicale e intellettuale di compassione, comprensione ed empatia per gli altri non era principalmente il prodotto della sua fede religiosa, ma in gran parte derivava dai cambiamenti nei rapporti sociali e dalle proprie associazioni artistiche sviluppate durante diversi decenni esplosivi, caratterizzati da lotte di massa e conflitti sociali.

Nel 2016, in un’intervista al Corriere della Sera ha riconosciuto tale influenza: “Non sono mai stato comunista o socialista... Il cinema italiano era tutto di sinistra... Con Sergio Leone non si è mai parlato di politica, ma Giù La Testa è un film politico sul terrorismo e la rivoluzione”.

Qualunque fossero le sue idee politiche, il suo genio artistico aveva un ampio appeal internazionale. Attraverso il linguaggio della musica, attraverso una successione tematica di note (melodia), il loro rapporto (armonia) e gli intervalli di tempo (ritmo), era in grado di connettersi con il pubblico di massa. Inoltre, la sua conoscenza musicologica era in grado di esprimere emozioni profonde attraverso l’uso di strumenti etnici o regionali.

Viene certamente in mente La Battaglia di Algeri, nella cui colonna sonora i suoni di tabla, qraqeb [uno strumento simile a una nacchera] e il canto di un muezzin sono utilizzati per sottolineare il conflitto tra le masse oppresse degli algerini e i militari coloniali francesi. Il risultato è un senso di tensione travolgente.

Dagli anni Settanta in poi, l’associazione di Morricone con i film hollywoodiani è progressivamente aumentata. Uno dei suoi notevoli talenti era la capacità di comporre in una vasta gamma di generi: film d’arte (I Giorni Del Cielo, 1978), horror (Esorcista II, 1977), dramma storico (TheMission, 1986) e crimine (Gli Intoccabili, 1987).

Alcuni dei suoi temi erano talmente potenti che molti di essi sono stati trasformati in canzoni popolari. È il caso di “Gabriel’s Oboe“ in The Mission, registrato come canzone da Sarah Brightman, oltre che da Il Divo, Jackie Evancho e The Tenors, per citarne alcuni.

C’era Una Volta Il West (1968)

Ma la forza della colonna sonora di The Mission (nominata per un Oscar), come in tutti gli altri casi, non risiedeva semplicemente nel tema. Il complesso background storico del film, il conflitto tra Spagna e Portogallo in America Latina, la difficile situazione e la sofferenza degli indigeni Guaraní e il perfido ruolo dei gesuiti hanno travolto Morricone.

Inizialmente esitò ad accettare l’incarico, soprattutto dopo una prima proiezione, e l’insistenza del produttore Fernando Ghia sul fatto che ci fosse “un impegno sociale. Noi forniamo intrattenimento, ma dovremmo anche fornire spunti di riflessione”. La colonna sonora scritta da Morricone ha rispettato magistralmente non solo i desideri del produttore, ma crea una cornice musicale sensibile a un periodo storico che richiedeva un’enorme comprensione della sofferenza umana. Nel 2013, l’Australian Broadcasting Corporation ha classificato la partitura al primo posto nella sua Classic 100 Music in the Movies.

Analogamente, il tema di Cinema Paradiso (1988), film di Giuseppe Tornatore, altro stretto collaboratore di Morricone, è stato trasformato in una canzone e registrato da artisti come Josh Groban, Andrea Bocelli, Katherine Jenkins e altri.

Nel 2016 ha vinto l’Oscar per The Hateful Eight di Quentin Tarantino. Questo è forse il caso più eclatante in cui la musica ha reso un brutto film un po’ tollerabile. L’uso da parte di Morricone di legni bassi aggiunge classe e colori che Tarantino non ha mai avuto.

Un talento straordinario come Ennio Morricone non può essere riassunto in un solo necrologio, e troppe meravigliose colonne sonore non sono adeguatamente accreditate o addirittura menzionate qui. Lo scrittore spera che i meno familiari con il suo enorme contributo all’universo cinematografico e musicale siano spinti a conoscere il corpus di questo compositore senza pari.